Lavoretti o manufatti?
Cosa conta davvero tra i 3 e i 6 anni
Quando si parla di lavoretti si pensa spesso ad attività guidate, veloci e pensate per ottenere un risultato carino da mostrare ai genitori. O meglio, la maggioranza di educatori, educatrici, maestre e maestri crede di "dovere" mostrare qualcosa ai genitori.
I manufatti, invece, nascono da un processo più lungo e profondo: il bambino progetta, sperimenta, sbaglia, riprova e dà forma a un’idea personale.
L'esigenza di produrre si amplifica in occasione delle cosiddette ricorrenze: festa della mamma, del papà, dei nonni, della donna...e via dicendo.
La realtà è un'altra, nella fascia 3–6 anni non è il prodotto finale a fare la differenza, ma il percorso di esplorazione che il bambino vive mentre crea.
Ciò che conta davvero è che il bambino possa scegliere materiali, prendere decisioni, usare mani, corpo e pensiero in modo integrato. Un manufatto autentico racconta la sua storia, non quella dell’adulto. Per questo è importante proporre contesti ricchi di materiali aperti, tempi distesi e adulti che osservano, sostengono e documentano, senza sostituirsi al bambino.
La Natura offre tantissimi spunti ma non dobbiamo necessariamente scomodare il fuori.
Abbiamo un tesoro a portata di mano se pensiamo a tappi, contenitori, avanzi di cartoncino, scampoli di tessuto, bottoni...se prendiamo in considerazione tutti i cosiddetti materiali di riciclo.

A questo punto non esiste un prodotto bello o uno brutto, non esiste un elaborato identico all'altro.
Esistono esperienze.
Tra i 3 e i 6 anni i bambini hanno bisogno di fare esperienza più che di produrre oggetti perfetti: tagliare, incollare, modellare, mescolare colori, costruire e smontare. Queste azioni sviluppano motricità fine, coordinazione occhio–mano, linguaggio, capacità di pianificare e di risolvere problemi. Un’attività troppo guidata rischia di trasformare il bambino in un esecutore, mentre un percorso aperto lo riconosce come protagonista competente.
Per gli adulti il compito non è collezionare lavoretti tutti uguali, ma valorizzare i processi: osservare, ascoltare, dare parole a ciò che il bambino fa e sente. Conservare foto, racconti e piccole tracce del lavoro aiuta a vedere la crescita nel tempo. In questo modo ogni manufatto diventa memoria viva del suo apprendimento, non solo un oggetto da appendere al muro.

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